Banca e mercato dei capitali a supporto della crescita delle PMI

Banca e mercato dei capitali a supporto della crescita delle PMI

Articolo di Sandra Bassi – Gestore corporate & sviluppo new business presso Cassa Padana – e Sergio Simonini – Consulente di Cassa Padana

 

Cassa Padana ha una storia antica, comune a quella di molte Casse Rurali nate sul finire del XIX secolo.

Siamo una società cooperativa che fa della mutualità il proprio principio base e ci impegniamo per soddisfare i bisogni finanziari dei soci e dei clienti promuovendo soluzioni personalizzate adatte ad ogni tipo di richiesta.

Siamo espressione del territorio in cui operiamo: una banca legata alle famiglie e alle piccole e medie imprese, agiamo da volano per l’economia del territorio.

Dal 2019 facciamo parte del Gruppo Cassa Centrale Trento e operiamo in 8 province: Brescia, Cremona, Ferrara, Mantova, Parma, Reggio Emilia, Rovigo, Verona.

Il progetto di Corporate Finance è stato avviato a settembre 2021 in risposta ad esigenze che nascono da un contesto economico e finanziario sempre più complesso. Le nostre aziende si trovano oggi di fronte a sfide epocali, dettate da un contesto sempre più competitivo, dove la variabile tempo fa la differenza tra restare sul mercato oppure no: transizione ecologica, digitale, dimensione adeguata, analisi del dato e passaggio generazionale sono solo alcune delle tematiche centrali che le nostre aziende devono affrontare per restare competitive.

In questo processo, la finanza straordinaria può aiutare molto, non solo apportando risorse finanziarie, ma anche competenze, in termini di managerializzazione.

Gli incontri che stiamo svolgendo sul territorio, anche attraverso la collaborazione con Anteos, ci confermano un grande interesse da parte degli imprenditori ad approfondire queste tematiche. Molti imprenditori oggi si trovano ad un bivio: “far crescere” la propria azienda per rispondere alle sfide del mercato, ovvero “cederla” qualora, ad esempio, mancasse la continuità generazionale. Gli strumenti di finanza straordinaria aiutano a comprare tempo e sciogliere dubbi, a tutela dell’azienda e della serenità familiare.

In questo contesto, l’obbligazione diventa uno strumento ideale per le PMI che investono. Le società, sia sotto forma di S.p.A. che di S.r.l., possono infatti emettere un bond, comunemente riconosciuto dal mercato con il termine minibond, quando parliamo di emissioni sotto i 50 milioni.

Negli ultimi anni, l’industria italiana dei minibond ha visto crescere la raccolta di risorse attraverso l’utilizzo di questo strumento, attirando nuove società emittenti e registrando decine di PMI al debutto sul mercato dei capitali.

Altro fattore da sottolineare, l’incremento nel numero di emissioni ESG, data la crescente attenzione del mercato finanziario alla sostenibilità. È molto probabile, inoltre, che nei prossimi mesi ci sia una crescita ulteriore di queste tipologie di minibond, strumenti che piacciono agli investitori, ma anche alle aziende emittenti che possono dare visibilità ai loro impegni in ambito ESG (Environmental, Social, Governance).

Al di là dell’essere un valido strumento di diversificazione della propria raccolta, i vantaggi che un’azienda può trarre dall’emissione di un minibond, sono numerosi:

a) l’acquisizione di competenze prima non disponibili nel know-how aziendale, che educano le società ad un dialogo più evoluto con interlocutori diversi;

b) un maggiore potere contrattuale verso le banche;

c) la visibilità, legata alla maggiore diffusione del brand aziendale, dei suoi prodotti e dei suoi servizi, con un effetto di “certificazione” nei confronti degli stakeholders principali, quali fornitori e clienti.

Spesso, inoltre, i minibond sono strumenti propedeutici ad operazioni più complesse sul mercato dei capitali, come il private equity e/o la quotazione in Borsa.

Venendo alle aziende che in futuro potrebbero accedere a questo strumento, abbiamo cercato di estrarre ed analizzare il campione di società potenzialmente interessate, nelle zone di nostra competenza.
Partendo così da un’estrazione di Aida nelle province di Brescia, Verona, Mantova, Parma, Rovigo e Reggio Emilia, sulla base dei bilanci 2022, ci sono 45.425 società di capitali, di queste 5.270 con un fatturato compreso tra i 10 e 150 milioni di euro. Restringendo i campi di ricerca, 3.533 hanno registrato un Ebitda superiore a 1 milione e 1.474 un rapporto PFN/EBITDA <5x.
638 hanno sede in provincia di Brescia, 323 in provincia di Verona, 124 in quella di Mantova, 138 in provincia di Parma, 33 in quella di Rovigo, 156 in quella di Reggio Emilia e 62 in quella di Cremona.

Delle 1.474 realtà analizzate, 409 hanno un fatturato 2022 sopra i 50 milioni di euro; le restanti, pari al 72% del campione, rientrano invece in un range tra i 10 e 50 milioni, a conferma che il minibond non è uno strumento riservato alle grandi aziende ma alle aziende di qualità.

Altri aspetti che vale la pena sottolineare, in aggiunta, sono che il 67% delle aziende ha un rapporto EBITDA/Fatturato > 9% e che solo 136 delle aziende che compongono l’intero campione hanno un rapporto PFN/EBITDA >3x.

Il tessuto imprenditoriale italiano è fatto di piccole e medie imprese, che ancora oggi finanziano la propria crescita attingendo quasi totalmente al canale bancario. Non solo, due terzi di questo credito è a breve termine: serve finanza “stabile”. All’estero, invece, la cosiddetta finanza alternativa rappresenta la colonna portante dello sviluppo e della crescita. Questo rappresenta che in Italia siamo sicuramente sulla buona strada, ma anche che c’è ancora molto da fare.

Pertanto, crediamo che nell’attuale contesto economico, caratterizzato da un profondo processo di consolidamento bancario avviato negli ultimi 10 anni, che ha ridotto il numero di controparti con cui interfacciarsi, e da regole sempre più stringenti per l’erogazione del credito, sarà quanto mai necessario diversificare le fonti di approvvigionamento e aumentare la flessibilità finanziaria, attingendo a capitali complementari.

Tuttavia, molto spesso le piccole e medie imprese non dispongono delle competenze specifiche per intraprendere un processo di emissione di un minibond e coglierne a pieno l’opportunità. Diventa fondamentale, quindi, affidarsi ad un Advisor finanziario competente e attivo su questo segmento, che aiuti l’azienda a costruire un solido business plan che chiarirà gli obiettivi di investimento futuri. Importantissima sarà la verifica della sostenibilità finanziaria dell’operazione, confrontando i flussi di cassa a servizio del prestito (sia per il pagamento delle cedole, sia per il rimborso del capitale) con i cash flow operativi previsti dal business plan. L’Advisor supporterà l’impresa anche nella progettazione della struttura dell’operazione nonché nella raccolta, elaborazione e trasmissione delle informazioni utili agli investitori, aiutando la società a dotarsi di un adeguato sistema di controllo interno.

Per concludere, se è vero che le aziende sono chiamate a dare risposte a temi non più demandabili, è altrettanto vero che questa trasformazione vede una rinnovata alleanza tra banca, operatori di mercato e impresa, che si fonda su un rapporto fiduciario, trasparente, con competenze specifiche e altamente specialistiche adeguate ad un contesto estremamente sfidante.

Cassa Padana, come dimostra la collaborazione attiva con Anteos, sta lavorando per costruire questo rapporto. Siamo molto soddisfatti e i risultati del nostro impegno ci stanno dando ragione, trasformandosi in azioni concrete a beneficio dei nostri territori.

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